La Medicina Interna e il suo ruolo
martedì 5 aprile 2011
Per curare chi soffre il medico deve possedere capacità tecniche, conoscenze scientifiche e comprensione umana, doti che dovrà utilizzare con coraggio, umiltà e saggezza per offrire al prossimo un servizio unico e per perfezionare il proprio carattere.Il medico non dovrebbe
chiedere al proprio destino più di questo, né accontentarsi di qualcosa di meno. ( Tinsley R. Harrison,1950 )
Il continuo e positivo innalzamento della vita media, si accompagna ad un notevole aumento delle patologie croniche ( Sovrappeso e Obesita’, Diabete , Ipertensione , Scompenso cardiaco, BPCO,Malattie Tiroide, Malattie Oncologiche, malattie Neurologiche degenerative, malattie Reumatiche) isolatamente presenti,ma nella quasi totalita’ dei casi queste patologie si trovano tra loro variamente associate influenzandosi e condizionandosi tra loro ,in particolare quando una di loro si complica,si acutizza o,per il sopraggiungere di episodi intercorrenti influenzali e febbrili,interventi chirurgici etc. La complessità delle gestione di pazienti complessi e polipatologici rappresenta una vera emergenza, una epidemia del III millennio.Le competenze e conoscenze della Medicina Interna sono i fondamentali per ogni medico e soprattutto per ogni specialista di qualsiasi branca della medicina. Oggi la Medicina Interna Ospedaliera svolge un ruolo insostituibile nei piccoli e grandi Ospedali e rappresenta per l’80% dei pazienti l’interfaccia con la società civile. Una ipotesi da dover implementare è quella di organizzare le Medicine Interne per Intensità di Cura, un’area di accoglienza differenziata in relazione ai bisogni dei pazienti, team di medici ed infermieri in grado di assistere pazienti che necessitano di ventilazione assitita, pazienti con ictus, con edema polmonare acuto,insufficienza renale, scompensi metabolici,crisi tireotossiche,occorre introdurre il concetto di posto letto “flessibile” e non etichettato da questa o altra specialità, perche’ antieconomico ed antiscientifico.
Bisognerà rivalorizzare l’assistenza che vede il paziente al centro dell’attenzione di tutti gli operatori
della sanità , medici compresi.Negli ultimi decenni la trasmissione delle conoscenze ha subito una trasformazione epocale. Dalle lezioni ex cattedra con il ruolo insostituibile del docente, si è passati ad un epoca di rivoluzione informatica ove sia il medico che lo studente si devono confrontare con un fiume di informazioni nelle quali discernere cosa è utile per la pratica clinica, cosa è manifestazione di progettualità di scarso interesse per il paziente .Si è passato dall’internista del xix secolo che aveva le conoscenze di tutto ,all’internista del xxi secolo,che e’ capace di fare la sintesi di tutto, cioè che traduce le conoscenze specialistiche in priorità cliniche nella realtà del singolo paziente. Per un essere umano non può esistere una opportunità più grande, né una maggiore responsabilità di quella dell’essere medico. . La medicina interna deve riprendere forza come capacità di possedere la metodologia clinica per comprendere l’insieme di aspetti specialistici e generali, coniugando sintomi/segni con l’appropriatezza dell’applicazione di strumenti specialistici . La metodologia clinica di un tempo deve ritornare nelle nostre corsie,e’ necessario e fondamentale che la classe apicale sia in sintonia con i tempi,aperta al mondo accademico,al territorio,aggiornata e qualificata sia dal punto di vista scientifico che umano,che valorizzi le professionalita’ esistenti,che non affossi o ridimensioni sviluppi interni all’Unita’ Operativa,che cerchi soluzioni migliorative,che promuova attivita’ scientifiche,incontri interni interprofessionali,che omogeneizzi il gruppo e non disperda un patrimonio di idee ,culture e competenze,che non si renda innocuo ed inefficiente,che non pensi a se’ e alla sua misera carriera,che pensi in grande e costruisca qualcosa di socialmente utile ed efficiente.La Calabria ha bisogno di una classe dirigente medica propositiva e capace,di una dirigenza che annulli il Gap esistente ,per molti versi,con il resto d’Italia,che si impegni in questo percorso ambizioso ma fattibile.La Societa’ Italiana di Medicina Interna,sezione Calabria,da anni ha intrapreso questo cammino,e’ attiva nel campo della ricerca,della didattica e della formazione,specie dei giovani Internisti,anche se,ahime’,mancano all’appello settori della medicina che bene farebbero ad allinearsi e a partecipare a questo ambizioso e promettente progetto,farebbero sicuramente un bene all’intera Calabria.
In ultimo dobbiamo cercare di creare dei Medici Internisti e dei percorsi assistenziali tra Ospedale e Territorio in grado di affrontare l’epidemia della polipatologia e della politerapia e complessità clinica dei pazienti ultrasessantacinquenni.Oggi più che nelle altre epoche la Medicina Interna Olistica ha un ruolo insostituibile davanti alla frammentazione della specialistica ed alla cura di parti e non dell’entità uomo.
Queste saranno le nuove sfide della Medicina Interna Ospedaliera avendo comunque ben chiaro in mente, che qualsiasi innovazione ospedaliera sia di tipo architettonico e/o tecnologico e qualsiasi bravissimo Internista anche buon gestore e Manager, fallirebbe in assenza di eleganza, sorriso, garbo, pazienza e disponibilità al calore umano nella gestione di pazienti complessi e fragili.
Un punto da sviluppare è l’integrazione tra ospedale e territorio: la continuità assistenziale di pazienti cosi’ fragili e complessi non può che essere condivisa con la Medicina Generale e i pochi protocolli gestionali che cominciano a muovere i primi passi in poche Regioni, dovranno essere incentivati ed incrementati.Il malato con patologie croniche in presenza di un’ acuzie necessita di una visione olistica e di una complessità asssistenziale che solo l’internista potràgestire e orientare nella dinamica delle varie problematiche che si presentano. Purtroppo negli ultimi anni l’assistenza ha visto continui tagli di posti letto ospedalieri(senza la parallela realizzazione di strutture di supporto a livello territoriale), corsie di medicina interna sempre affollate(vi affluisce l’80% di chi transita dal Pronto Soccorso) e malati ricoverati “in appoggio” presso altri reparti con tutti i rischi legati a forme di assistenza non ottimali. La realtà attuale vede in corsia turnover stressanti e, sul territorio, un medico di famiglia solo ed a disagio con i “suoi anziani” affetti da tante patologie spesso di difficile gestione.Questa epidemia che si diffonderà sempre di più nei prossimi anni, dovrà essere affrontata in maniera sistematica sia dal punto di vista organizzativo intraospedaliero, sia di gestione della complessità, sia di integrazione tra Medicina Interna e Medicina Generale perchè solo così si riesce ad curare meglio i pazienti.Per soddisfare queste esigenze dovremmo cominciare a ragionare sulle diverse realtà culturali, sociali, organizzative e non chiuderci a riccio non riconoscendo l’attuale fase critica.
Dr. Luigi De Luca
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