Muammar è meglio di William
giovedì 2 giugno 2011
Dal 1969, da 42 anni, dal golpe sanguinoso che lo portò al potere, Muammar Gheddafi, il Colonnello o il Rais, se preferite, governa lo scatolone di sabbia, impregnata di petrolio però, di fronte alle nostre coste meridionali. Quarantadue anni in Libia fatti di assenza di libertà, prevaricazioni, celle, tortura, esecuzioni, massacri, come in ogni dittatura. Ma con Gheddafi c’è anche altro. Lockerbie: il cielo è quello di Scozia, l’anno è il 1988, il volo Pan Am 103, i morti 270 e per il Rais assai più di un sospetto. Naturalmente viene naturale chiedersi chissà quante altre ne ha combinate, ed anche questo è assai più di un sospetto.C’è persino altro, ricordate il programma atomico, i missili contro Lampedusa, i continui ricatti per il nostro passato coloniale, le confische, le espulsioni, i pescherecci sequestrati, le umiliazioni e l’arroganza del Colonnello, che per decenni ci ha irriso o minacciato, facendoci fare spesso, confessiamolo, la figura dei fessi. Recentemente, ridotti alla canna del gas, non in senso figurato intendo, ma guardando una mano minacciosa sul rubinetto del gasdotto, abbiamo firmato un patto d’amicizia, ohimè!, con annesso finanziamento, a risarcimento del passato coloniale, di un’autostrada da affiancare alla già italiana via Balbia, dal costo astronomico. Tutto questo per dire che non è che Muammar sia un modello di simpatia, un cortese militare in congedo dai modi eleganti e raffinati, no, tutt’altro. Ma veniamo ai fatti recenti. Da qualche mese internet, le parabole, il mondo globale dell’informazione insomma, hanno fatto quel che servizi segreti, complotti e attentati, sanguinose provocazioni, embarghi, pressioni politiche e non, non sono riusciti a fare: è esplosa la rabbia della gente e dittatori più o meno mascherati, a Tunisi ed al Cairo, sono stati spazzati via. Solo che con un certo dispetto da parte nostra, Occidentale voglio dire, la Rivoluzione è iniziata a scoppiare non dove volevamo, ma presso despoti amici. Cavolo quanto avremmo pagato per sostituire Tunisi con Teheran, ma purtroppo non era così e quando un bel giorno, il bello è naturalmente relativo all’osservatore, abbiamo visto quelle che ci sembravano le stesse scene a Bengasi abbiamo esultato. Vabbè non è Ahmadinejad ma perlomeno Muammar ce lo togliamo dai piedi! Soprattutto esultava chi vedeva già riformulati i ricchi contratti per lo sfruttamento di gas e petrolio, chi guardava bramoso ai giacimenti di uranio, chi vedeva nel Colonnello, non un dittatore, un finanziatore del terrorismo internazionale, chi se ne frega di queste bazzecole, ma un serio ostacolo diciamo al libero mercato, per la verità assai più mercato che libero, ma non sottilizziamo. Poi all’improvviso, inattesa, davvero raggelante, la doccia fredda! Muammar era osso assai più duro del previsto. La rivoluzione assai mal concertata evidentemente, non coinvolgeva le grandi masse, che peraltro in Libia mancano, conquistava enormi estensioni di niente, inutili, come Italiani, Inglesi e Tedeschi una settantina di anni addietro hanno appreso sulla loro pelle e come le tribù della Cirenaica, che tra l’altro non annoverano Rommel e Montgomery nelle loro file, stanno imparando. Tribù, già perché di questo si trattava e di questo si tratta, di una lotta antica, assai più persino del nostro passato coloniale, che si contendono da sempre la Cirenaica e la Tripolitania e Muammar non è disposto a sloggiare, neanche promettendogli la vita dorata, che l’immenso bottino, accumulato in quarantadue anni di ruberie a spese del suo popolo, gli consentirebbe, in ogni angolo del mondo. Niente, né promesse , né minacce, il Colonnello non lascia, anzi, si riorganizza, riorganizza cioè le sue tribù e contrattacca e in un lampo la rivoluzione, o presunta tale, va a farsi benedire. E adesso che fare? I nuovi contratti, il gas, il petrolio, l’uranio, tutto volatilizzato. Ci ritroveremmo di nuovo un Colonnello più forte e soprattutto assai più inca…..volato di prima? Ringhioso ed intrattabile, magari con pretese di altre autostrade? Una soluzione bisognava trovarla ed in fretta pure, prima cioè che il Rais chiudesse per sempre la partita e così nasce, di fretta, la missione internazionale, la guerra insomma.

Tutti d’accordo, anche i Russi e persino i Cinesi, purchè ci si muova, si faccia presto, poche decine di minuti, quanto ci vuole ad un caccia per volare da Trapani a Tripoli, quasi lo stesso nome, sicuro lo stesso mare, lo stesso cielo. Ma come tutte le cose fatte di fretta non riuscì bene. Dopo qualche settimana e qualche migliaio di morti, siamo davvero ad un punto morto. La disparità tra tribù è ancora evidente, ed anche se i nostri TG danno esultanti notizie di diserzioni tra le file del Colonnello, e i presunti insorti evidentemente stanno peggio e la guerra, quel tipo di guerra non basta, ne serve di più. Qualche soldato siamo costretti a mandarlo, istruttori militari li chiamano, come un po’ più di quaranta anni addietro, li chiamavano gli Americani spedendoli in Vietnam. E se questo, neanche questo bastasse, come non bastò nelle giungle dell’estremo Oriente? E se il Rais decidesse di alzare ancora di più la posta? Se un’esplosione disturbasse i nostri sogni e infrangesse le nostre certezze di essere al sicuro, in una qualsiasi città italiana, parleremmo di terrorismo o si tratterebbe di un atto di guerra, non convenzionale magari, ma di guerra, come quella che stiamo bellamente combattendo a un passo da casa? Siamo in guerra quindi: l’ennesima. Non ci bastava l’inferno Afgano, il caos Irakeno, ora anche gli scontri tribali in Libia. Ed in tutto questo la notizia è via via scomparsa, dapprima retrocessa in seconda o terza fila, poi spazzata lontano dallo tsunami giapponese, infine sepolta da William e Kate. William e Kate, naturalmente non solo loro due, ma l’abito da sposa, la lista degli invitati, il menù del pranzo, i cappellini di Elisabetta e Camilla, l’ombra di Diana, che non guasta mai, e tanto altro ancora di cui evidentemente non potevamo fare a meno. La Libia è vicina, ma non abbastanza per sentire il rumore delle bombe, ma è assordante il silenzio calato su questa triste vicenda. Verrebbe da chiedersi dove sono i pacifisti, i movimenti, il popolo viola o di qualsiasi altro colore. Verrebbe da chiedersi cosa fare con i civili massacrati da Assad a Damasco, con i morti senza nome a Sana’a. Manderemo i caccia anche li? Magari da basi greche, un po’ più vicine delle nostre oppure quelli sono morti meno interessanti? Ma perché queste domande, c’è un principe ed una principessa. Lui è figlio di un altro principe stagionato e, diciamocelo pure non troppo simpatico e , sospettiamo, intelligente. Lui è tutt’altra pasta, bello e brillante, tutto sua madre. Speriamo!
Roberto Pititto