La Medicina Interna Ospedaliera
domenica 23 ottobre 2011
Il ruolo delle U.O. di Medicina Interna nella organizzazione ospedaliera è stato sempre fondamentale essendo una delle specialità di base senza le quali un ospedale non può definirsi tale.
La tendenza del recente passato alla settorializzazione degli interventi sanitari ha portato allo sviluppo ed alla proliferazione delle branche specialistiche ed a un ridimensionamento della Medicina Interna che prima le conteneva, relegando quest’ultima, in molte realtà , in una posizione sempre più marginale, spesso confinata semplicemente alla gestione di pazienti a basso profilo assistenziale.
Ma proprio quando i Reparti di Medicina Interna sembravano avviarsi verso una triste agonia, l’emersione di un fenomeno sanitario di enormi dimensioni rappresentato dalla crescita esponenziale della pluripatologia, ha prepotentemente invertito la tendenza riportandoli al centro della gestione ospedaliera delle patologie mediche. Al di la’del ruolo che riveste la Medicina Interna grande importanzasi deve alla funzione primaria degli internisti nella programmazione e nella razionale gestione delle risorse economiche e della salute dei cittadini. Gli Internisti devono portare avanti con forza e coraggio il ruolo che ha sempre svolto la Medicina Interna e mai come in questo momento può costituire un elemento di forza per il sistema sanitario e per i nostri cittadini.La FADOI si e’ fatta carico e continuera’ a farlo nelle sedi istituzionali e invita anche tutti gli organismi regionali a una forte presenza in tal senso. Un pensiero particolare va ai nostri giovani internisti e dalla loro energia e dalla loro voglia di crescere dobbiamo trarre tutti quella energia necessaria a far crescere il peso della medicina interna ospedaliera italiana che deve costituire un elemento essenziale di garanzia di buona cura e buona assistenza per i nostri cittadini.Il significativo miglioramento della efficacia terapeutica consente infatti una lunga sopravvivenza, spesso associata a buona qualità di vita, ad una fascia sempre più larga di popolazione affetta da una o multiple patologie croniche spesso tra esse correlate. A sua volta il prolungamento della vita espone maggiormente alle malattie cronico-degenerative.
Questo fenomeno emergente e dilagante ha comportato una revisione ed un riaggiustamento della organizzazione sanitaria paradossalmente messa in crisi dagli effetti della sua maggiore efficacia.
In questa revisione la Medicina Interna ha ripreso il suo ruolo centrale connotandosi come Specialità della complessità pluripatologica. Questa battaglia dovrà essere portata avanti insieme agli infermieri della medicina interna perché soltanto insieme medici internisti e infermieri possono sperare di vincerla.
E’ assolutamente necessario puntualizzare il ruolo della medicina interna nei nostri ospedali, anche alla luce della grave crisi economica che investe il mondo intero, l’Europa e il nostro paese in particolare. E’ indubbio che tale crisi si riflette pesantemente e ancora di più si rifletterà nei prossimi mesi, sul nostro sistema sanitario con tagli sul personale e sulle attività. In questa situazione la medicina interna può e deve costituire per i nostri enti regolatori e per i nostri amministratori un valore aggiunto per la sua trasversalità, la sua capacità di farsi carico a trecentosessanta gradi delle problematiche dei pazienti e di garantire una continuità assistenziale durante il percorso ospedaliero. La Medicina Interna, in quanto specialità della complessità, è oggi in grado di far fronte alle problematiche dei nuovi pazienti che si ricoverano nelle aree mediche dei nostri ospedali, pazienti affetti da multimorbidità, anziani fragili e complessi.Dal 10 al 20% dei pazienti che si ricoverano nei reparti di medicina interna hanno le caratteristiche di pazienti critici e dimostrano che in una quota elevata questi pazienti presentano una complessità assistenziale pari o superiore a pazienti ricoverati in cardiochirurgia o in neurochirurgia. E’ pertanto assolutamente necessario quanto meno il mantenimento dei livelli assistenziali raggiunti o in alcuni ospedali il rafforzamento di tali livelli anche alla luce della risorsa che tali reparti rappresentano per l’ospedale nel suo complesso.
Infatti laddove l’area medica è organizzata per intensità di cure l’internista rappresenta la presa in carico globale del paziente, in stretta collaborazione multidisciplinare con i colleghi specialisti d’organo, e rappresenta in tale area la continuità assistenziale, essendo l’internista l’unica figura in grado di garantire nelle 24 ore un intervento sui pazienti efficace e sicuro. Ma l’internista è in grado di farsi carico delle problematiche dei pazienti complessi e polipatologici ovunque essi siano all’interno dell’ospedale, vuoi in chirurgia generale ( in molti ospedali sono attivi modelli di medicina interna perioperatoria), vuoi in ortopedia, vuoi in terapia intensiva per la fase di discharge. La figura dell’internista italiano si avvicini a quella dell’hospitalist americano pur in contesti sanitari differenti.Questo perchè il paziente pluripatologico, complesso, comporta una competenza multidisciplinare ed un approccio olistico che lo specialista di settore non ha e che invece per formazione ha l’Internista.
Il paziente pluripatologico cronico va inoltre incontro ad episodi di acuzie gravi complicati proprio dalla comorbidità.
Per ottenere buoni risultati e’ necessario elevare significativamente il livello tecnologico della U.O. all’interno della quale oggi deveno essere presenti la diagnostica strumentale quale ecografia internistica, ecocardiografia, ecocolordoppler vascolare, ecografia interventistica, E.C.Grafia, spirometria
e pressurometria/24 ore.
Le patologie prevalenti in ricovero ordinario sono le seguenti:
• Ictus cerebrale ed altra patologia cerebro-vascolare
• Insufficienza respiratoria da BPCO riacutizzata
• Polmoniti
• Scompenso cardiaco
• Anemia grave
• Diabete mellito scompensato
• Cirrosi epatica
• Malattie infettive
• Malattie neoplastiche
• Insufficienza renale
Le patologie prevalenti in ricovero acuto sono:
Paziente con patologia acuta -Paziente complesso in situazione di criticità-Pazienti cronici o terminali che necessitano di degenza lunga.
E’ bene avere un regime di D.H. per le seguenti patologie:
• Patologia tiroidea-Diabete mellito-Patologia vascolare-Ipertensione arteriosa
• Epatopatia cronica-Follow up di pazienti dimessi precocemente dal ricovero ordinario
Punti di forza dell’Unità Operativa devono essere :
• Buona capacità produttiva
• Buona professionalità della gran parte del personale
• Autonomia rispetto alle altre U.O.
• Ottimo livello tecnologico
• Richiesta di prestazioni da parte dell’utenza
Punti di criticità interna all’U.O.
• Organico sottostimato rispetto al carico di lavoro
• Guardia attiva soltanto H12
• Difficoltà a garantire un monitoraggio continuo a pazienti critici.
• Difficoltà nella gestione di pazienti che necessitano di degenze lunghe
• Confort alberghiero scadente
Dr. Luigi De Luca