In direzione ostinata e contraria
martedì 20 dicembre 2011
In questo ventunesimo secolo, siamo travolti da una società frenetica, da una società che mira esclusivamente al progresso e che, con un andamento veloce, ci sospinge, ci travolge nella massa come un petalo leggero trasportato dal vento che continua a sospingerci abbandonandoci poi e buttandoci lontano dove non vorremmo essere. Il mondo gira vorticosamente e noi non ce ne rendiamo conto, con le sue disgrazie, con le sue bellezze e con esso giriamo anche noi irrefrenabilmente, ma ancor di più siamo portati da queste mode, da questo progresso che avanza.. Un grande cantautore, Fabrizio De André, si definiva “in direzione ostinata e contraria” cioè contro qualsiasi corrente che il mondo, che la società oggi ci propone, rimanendo fermi con i piedi per terra raggiungendo in alcuni casi quella che può essere definita, e che molti definiscono, I’ anarchia: non credere in nulla radicalmente. Questa è una forma di ostinazione contro la massa, per De André seguire questi continui movimenti vorticosi della società è inutile, questo essere frenetici, questo correre di noi tutti che si rivela essere spesso, un fattore errato: a volte ci si deve fermare a pensare sulle nostre azioni e continuare la nostra vita riflettendo prima di compiere le nostre azioni. Forse questo nostro tentativo di scappare, di correre è un tentativo di fuga dal pensiero, dal riflettere poiché esso è ciò che più ci fa soffrire, il riflettere sulla nostra vita è un qualcosa che noi in tutti i modi tentiamo di evitare, ecco perché corriamo in continuazione lasciandoci alle spalle quel fardello dell’eterno pensiero. Non credere in nulla è qualcosa di diverso, che De André segue ciecamente come altre persone e l’essere in questa direzione, ostinata e contraria, fa sentire costoro diversi ed è questa diversità di cui le persone si preoccupano perché devono sentire ciò che gli altri sentono, devono seguire ciò che gli altri seguono lasciandosi condizionare e continuando a farsi trasportare come un naviglio in balìa delle onde che il mare trascina e che si fa trascinare senza spostarsi o senza un tentativo da parte del capitano di salvarsi. Vivere lontano da queste correnti viene definito quasi sempre un’ambiguità ma, verosimilmente essa lo è. C’è chi viene trasportato da quella cosa schifosa che chiamano televisione: chi per non riflettere appunto, chi perché rimane lì inconsapevole che il suo pensiero verrà terribilmente condizionato da essa e da altri strumenti di diffusione che chiamano “media”. Questo processo esiste ormai da molti anni e non si è mai fermato come non si fermerà mai. Questo falso mondo che abbiamo creato con questi falsi miti è un mondo senza fondamenta, un mondo che non ha ragione di esistere ma che continua ad esistere cominciando a penetrare nel nostro pensiero e lasciando che esso prenda la sua forma. Giorno dopo giorno noi accresciamo questo falso mondo facendo sì che lievemente penetri nella nostra vita e inesorabilmente lasciamo che questi falsi miti entrino nella quotidianità scambiandoli per ciò che non sono. Come ho già ribadito forse non vogliamo ragionare, non vogliamo capire che è tutto un’illusione e che questo mondo continua a costruirsi nella nostra mente come un muro contro i veri pensieri che dovremmo avere. Ma, forse, come in ogni cosa, ad attenderci c’è un futuro in cui non saremo più bloccati, imbalsamati ma il sole splenderà all’alba e le nostre menti come il cielo si schiariranno e ci troveremo in un bivio e lì dovremo scegliere se proseguire verso questa direzione bloccandoci oppure cambiare direzione e dirigerci verso quella che una volta definivamo ostinata e contraria.
Pierpaolo Giglio, 12 anni