L’IPERTENSIONE ARTERIOSA: grande problema sociale

martedì 20 dicembre 2011

L’ipertensione arteriosa è una delle malattie a più larga diffusione nei paesi industrializzati e rappresenta uno dei maggiori e più frequenti fattori di rischio delle patologie cardiovascolari. Queste costituiscono la causa principale di morte nell’adulto e sono responsabili di molte malattie invalidanti quali l’angina pectoris, l’infarto miocardico, l’ictus cerebrale, la nefropatia e la retinopatia. In Italia circa il 15-20% della popolazione adulta è affetta da ipertensione arteriosa; esistono differenze relativamente al sesso ed all’età nel senso che la malattia, la cui prevalenza assoluta aumenta con il crescere dell’età, è meno frequente nelle donne fino al periodo della menopausa, mentre in seguito colpisce più il sesso femminile. E’ inoltre nota la familiarità della malattia ipertensiva.Come si misura correttamente la pressione arteriosa?Le linee guida dell’A.H.A. (Associazione Americana per lo Studio del Cuore) per una corretta misurazione della pressione arteriosa (P.A.) prevedono:Condizioni del paziente :a)Posizione supina o seduta da almeno 5 minuti in ambiente quieto e ben condizionato .b)Braccio sostenuto in posizione comoda all’altezza dell’ascella c)Astensione da caffè, fumo e farmaci particolari (ad es. decongestionanti nasali) nel periodo immediatamente antecedente Equipaggiamento e tecnica : a)Sfigmomanometro preferibilmente a mercurio b)Due misurazioni sia in posizione seduta sia in posizione sdraiata c)Misurazione ad ambedue gli arti superiori (la prima volta) Chi è affetto da ipertensione arteriosa?Secondo quanto definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) e della Società Internazionale dell’Ipertensione (I.S.H.), è iperteso chi supera i 140 mm Hg di P.A. sistolica, ed i 90 mm Hg di P.A. diastolica. In base ai valori pressori rilevati gli ipertesi sono classificati in borderline, lievi, moderati-gravi e sistolici isolati (in questi ultimi la pressione diastolica è nella norma e la sistolica è maggiore/uguale a 160 mm Hg).Esiste anche una classificazione che non si basa sui valori pressori bensì sulla causa: essenziale (in cui non è definibile la causa determinante della malattia), secondaria (quando è causata da altre patologie, soprattutto renali ed endocrine) e iatrogena (quando è determinata da trattamenti farmacologici). E’ inoltre da tener presente che per definire un paziente iperteso non è sufficiente una singola rilevazione dei valori pressori superiori a 140 di P.A. max. e 90 di P.A. min.; sempre secondo i dettami dell’O.M.S. occorre rilevare valori di P.A. eccedenti i normali per almeno tre volte a distanza di una settimana fra una misurazione e l’altra.Quali sintomi provoca l’ipertensione arteriosa?La valutazione iniziale del paziente iperteso è particolarmente importante, in specie nelle forme più lievi e labili, e talvolta richiede un lungo periodo di osservazione dal momento che l’ipertensione è nella stragrande maggioranza dei casi priva di segni e sintomi soggettivi. Può accadere quindi che che la diagnosi venga posta quando c’è già un importante danno a carico di organi ed apparati.Nei casi in cui i valori pressori sono più elevati e/o hanno un andamento accessionale si possono avere sintomi come vertigine, cefalea, ronzii, turbe visive che portano i soggetti all’osservazione del Curante. Questo però avviene solo nella minoranza dei casi, per cui è particolarmente importante nell’età matura, e soprattutto quando è presente una familiarità della malattia, misurare periodicamente la pressione arteriosa.Quali organi sono maggiormente danneggiati dall’ipertensione?L’ipertensione arteriosa può determinare alterazioni a carico del cuore e dei vasi arteriosi. Gli organi maggiormente interessati, oltre al cuore, sono il cervello, il rene e la retina.L’interessamento iniziale del cuore è rappresentato dall’ingrandimento e dall’ipertrofia del ventricolo sinistro che, con il persistere di valori elevati di P.A., può giungere fino allo scompenso cardiaco. Questa alterazione dimensionale unita al danno arterioso (le coronarie) può contribuire anche all’insorgenza della cardiopatia ischemica (angina, infarto).A carico del distretto vascolare si ha una riduzione di elasticità soprattutto nelle arterie di calibro maggiore e un aumento di spessore nella parete delle arterie di più piccolo calibro. La presenza contemporanea di placche aterosclerotiche, come si verifica nei pazienti più anziani, contribuisce significativamente allo sviluppo di modificazioni emodinamiche.I danni clinici correlati a queste alterazioni anatomo-fisiologiche vengono rilevati: a)a carico del cervello con manifestazioni sia di tipo acuto che vanno dall’ischemia transitoria (segno di interessamento carotideo) all’ictus cerebrale ischemico o emorragico sia di tipo cronico quale l’encefalopatia vascolare cronica b)a carico della retina con deficit visivo di vario grado fino alla cecità completa c)a carico del rene con riduzione funzionale che può portare alla completa insufficienza. Utilità della diagnostica strumentale e di laboratorio:Gli esami strumentali e di laboratorio, fondamentale complemento della visita internistica, devono essere mirati ad individuare compromissioni iniziali in assenza di danno clinico eclatante ed eventuali altre patologie collaterali. Gli obiettivi principali da raggiungere sono: a)Identificazione delle possibili cause curabili dell’ipertensione b)Tipizzazione dei pazienti affetti da ipertensione essenziale c)Definizione e caratterizzazione del profilo di rischio di ciascun individuo attraverso la valutazione del livello di danno d’organo, la presenza di malattie coesistenti e la simultanea presenza di fattori di rischio biochimico (diabete, iperlipemia).

I protocolli internazionali prevedono l’esecuzione di:

• Esami di laboratorio (glicemia, azotemia, emocromo, creatininemia, uricoemia, elettroliti serici, colesterolo totale e HDL, trigliceridi, esame urine standard, microalbuminuria)

• Monitoraggio ambulatoriale della P.A. (c.d. Holter pressorio)

• Elettrocardiogramma

• Ecocardiogramma

• Rx torace

• Visita oculistica

• Come curare l’ipertensione e le sue complicanze

Il trattamento non farmacologico è utilizzabile soprattutto in quei pazienti in cui non coesistono fattori aggiuntivi di rischio così che lo scopo principale della terapia è solo la riduzione dei valori pressori; in ogni caso il programma d’intervento non farmacologico resta sempre una componente essenziale dello schema terapeutico globale anche nei pazienti con ipertensione di grado più grave, nei quali cioè la necessità di farmaci può essere ridotta grazie a questi accorgimenti.In particolare l’ O.M.S. e la I.S.H. suggeriscono una riduzione di peso nei soggetti in sovrappeso, la riduzione del consumo di alcool fino a non oltre 20-30 grammi di etanolo al giorno, un esercizio fisico regolare nei soggetti sedentari (camminare, fare corse leggere, nuotare, andare in bicicletta) e una limitazione dell’apporto dietetico di sodio a non oltre 5 grammi al giorno.Il trattamento farmacologico si avvale oggi di numerosi presidi la cui scelta è chiaramente guidata dal senso clinico del medico con la consapevolezza che l’obiettivo primario è la riduzione dei valori pressori e del conseguente danno di organo.Considerando che l’ipertensione arteriosa, dal punto di vista dei costi sociali, è probabilmente il più importante fra gli eventi morbosi e che le potenzialità terapeutiche oggi disponibili sono molte, è assolutamente necessaria l’acquisizione di dati ematochimici e strumentali atti, oltre che alla definizione e all’inquadramento della malattia, alla valutazione dell’esistenza e dell’entità del danno d’organo.

Dr Luigi De Luca

 

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