L’Italia della Riforma
martedì 20 dicembre 2011
Il modello di rinascita proposto dalla nuova direzione
Come si vive oggi? Anzi come si sopravvive? Con l’arrivismo forse, con il potere, con l’avarizia, con il danaro, con il lusso o con vie d’scita per così dire secondarie e facilitate? Ad ogni modo oggigiorno non godiamo non solo del necessario, ma neanche di quel “surplus” che ci spetterebbe viste le ore di lavoro, sempre più pesanti, i sacrifici giornalieri, i servizi a pagamento di cui disponiamo e sempre più sembrano scadere nel baratro e nell’impossibile. Tirare la cinghia, questa è diventata la parola d’ordine. Poi vedi i paradossi italiani: su tutte le pagine del più utilizzato dei social network, Facebook, eclatante l’affermazione dell’onorevole M. Pisacane del PID, che così esplicita la sua lamentela: “mi sento penalizzato con questo stipendio, io faccio una vita da cani, vado avanti, vado indietro, per portare a casa che cosa?!?…anche i ricchi piangono”. Beh, a rifletterci bene, 30mila Euro al mese sono troppo pochi per chi spreme le proprie meningi per salvare le sorti dell’Italia in frantumi. Ci rendiamo conto che nove cittadini su dieci non ha neanche il superficiale per vivere, con quel misero stipendio che guadagnano? E un pensionato, un povero anziano che ha lavorato tutta una vita con la schiena piegata per seminare il suo orticello e con quello sfamare una famiglia numerosa, e non può permettersi magari neppure una stufa da riscaldamento? Si sentono affermazioni e dichiarazioni davvero esorbitanti, senza ritegno. Un politico che non si accontenta! Un operaio, capo famiglia, cassaintegrato, con un mutuo da pagare, due figlie da mantenere a scuola e a cui dare ciò che di cui hanno bisogno, questa mi sembra una situazione davvero improponibile, eppure questo “eroe” deve stare zitto, deve abbassare il capo, ingoiare il rospo, sentirti sfruttato e mortificato, solo perché deve pagare le bollette della luce, del gas, il mutuo, l’assicurazione della macchina, e ora anche l’ICI sulla prima casa, da cui ne restano esentati non solo i luoghi di culto, ma anche tutti gli immobili, le attività commerciali e alberghiere di proprietà della Chiesa. Il neo Premier Mario Monti in occasione di una conferenza stampa alla stampa estera «È una questione che non ci siamo posti ancora». E quando se la pongono? Non vogliamo essere tacciati per blasfemi o simili, ma è giusto che così cm tutti, anche la Chiesa e ciò che gli appartiene venga tassata. Altrimenti non si fa altro che fare del moralismo. I cari politici che stanno sulle loro belle poltroncine, quasi fossero tronisti, hanno mogli che vivono di tutti gli agi possibili con due donne di servizio a loro completa disposizione, figli che hanno la possibilità di studiare e non all’Estero, sperperando i soldi di papà, non sapendo invece cosa significa alzarsi alle 4 del mattino. Le nostre mamme, le nostri mogli son sante in terra, gestiscono tutto, figli, casa, faccende da sbrigare presso gli uffici pubblici che richiedono tempo e pazienza per la dispersione delle ore che si passano a fare la fila. Una signora per bene sa cosa significa fare la spesa, spazzolare i tappeti, pulire la casa, litigarsi a destra e a manca per far valere le proprie posizioni e i propri diritti, negati? A questo aggiungiamo auto di lusso, autisti, ville e sfarzo a go-go. In Danimarca la massima autorità politi casi fa vedere in paese con la sua bicicletta, senza autisti, agi e vizi che il nostro ex Premier si è concesso senza freni inibitori, in tutti i sensi. Si adopera la parola “crisi”, ma questi uomini tanto altolocati sanno realmente e fattivamente il significato proprio del termine o vagamente ne comprendono il senso? Il dubbio viene… Per noi poveri servi della gleba, la crisi è stagnante, asfissiante e la si sente in ogni scelta e azione quotidiana, non relegata tanto ai beni di lusso, quanto a quei essenziali, indispensabili per non morire e per non divenire un clochard! Siamo alle soglie della miseria e della misericordia di Dio, al vertice sembra che la bussola sia comunque ancora smarrita e in tutto questo, quasi come nelle antiche signorie del tempo, a godere degli agi sono coloro che hanno il capitale e lo possono investire, mentre i proletari, declassati, piangono perché non sanno come arrivare alla fine del mese e non possono chiedere un finanziamento, perché magari oltre al mutuo e prestiti vari, in quanto cassaintegrati. Questo è il risultato di uno Stato italiano che non è mai stato unito, di uno Stato in cui tra Regioni e Regioni vi è lotta di classe, intolleranza e discriminazione. È l’Italia della democrazia e della libertà assoluta. Noi del Mezzogiorno ancor più sofferenti ai problemi e malesseri degli ultimi tempi. Anche la satira “ridicolizza” i politici, così come i fatti scandalistici e di cronaca. La chiave in toto è la disperazione. Anche Adriano Celentano, con la collaborazione di Jovanotti e dei Negramaro, ha creato il singolo “Non so più cosa fare”. Le parole dell’italiano odierno, dell’ operaio che svolge otto-nove ore di lavoro al giorno per 980 euro a dispetto dei 15mila euro di un politico che lavora in media quattro ore al giorno. Il confronto regge?!? Dovremmo noi, massa, prendere le redini e “rivoluzionare” il sistema, perché non ci soddisfa ma aggrava ancor più le nostre giù misere posizioni sociali ed economiche.
Noemi Marinello