Marlane, la fabbrica dei veleni: Intervista a Francesco Cirillo
martedì 20 dicembre 2011
Cirillo è autore del libro Marlane:la fabbrica dei veleni, scritto con Luigi Pacchiano (operaio della Marlane e sindacalista) e Giulia Zanfino (giornalista). La fabbrica è stata costruita a Praia dal conte Rivetti con i soldi della Cassa per il Mezzogiorno. Su 1100 lavoratori che vi hanno lavorato, circa 140 si sono morti per malattie tumorali.
Alla procura di Paola è in corso un processo sui fatti.
Dalle interviste realizzate per il libro è stato tratto un servizio giornalistico che è andato in onda per la trasmissione Crash della Rai. Le testimonianze raccolte sono drammatiche: sotto il ricatto del lavoro, gli operai si sono esposti per anni ai fumi e vapori industriali generati dalle stoffe prodotte in fabbrica. Si lavorava in un ambiente unico, privo di areatori.
La lettura del libro, edito da Coessenza (www.coessenza.org) è dura, a tratti straziante.
Claudio Metallo: Come nasce la storia che narrate nel libro?
Francesco Cirillo: Alla fine degli anni 90, Pacchiano e Alberto Cunto operai Marlane si presentarono ad una riunione ambientalista a Scalea e cominciarono a raccontare l’orrore delle morti di tumore. Per me fu uno shock. Il giorno dopo mi presentai ai cancelli della fabbrica e cominciai a parlare con gli operai cercando storie e verifiche a quanto mi era stato riferito. Nel 2001 pubblicai per la prima volta in un mio libro sui mali della Calabria un intervista a Pacchiano che denunciò i fatti che avvenivano nella fabbrica suscitando le ire dei sindacati, dei partiti, della dirigenza e naturalmente del sindaco dell’epoca che era Praticò, il quale ci rifiutò la sala consiliare per presentare il libro. Per protesta lo presentammo nel cimitero con le vedove degli operai che per la prima volta uscirono allo scoperto. Poi chiamai Alessandro Sortino che lavorava alle Iene e per la prima volta la storia finì su un canale nazionale.
CM: Quali sono le testimonianze che più vi hanno colpito?
FC: Le testimonianze degli ammalati e delle vedove, sono tutte terribili, in quanto parlano di sofferenza, di solitudine delle famiglie, di miseria. Le famiglie colpite sono state spesso minacciate dai dirigenti. La testimonianza di Franco De Palma: colpito da tumore si autoaccusa di aver partecipato direttamente al seppellimento dei rifiuti tossici per decine e decine di anni.
CM: A che punto è il processo?
FC: Il processo è al quarto rinvio. La prossima udienza si farà il 30 dicembre e di sicuro verrà rinviato nuovamente. La difesa dei 13 imputati, punta su una cosa sola, il boicottaggio per non far partire il processo.
CM: Una parola per definire questa vicenda, a cosa hai pensato quando hai cominciato a mettere in fila i fatti?
FC: Ho provato molta tristezza e molta rabbia. In Calabria storie di questo genere ne esistono diverse: il sotterramento di 35 mila tonnellate di rifiuti tossici nella piana di Sibari ed a come gli autori di questo crimine se la siano cavata con la prescrizione ed archiviazione del processo. Pensiamo a Crotone dove con i rifiuti sono state costruite scuole. Pensiamo alle mancate bonifiche nella Valle dell’Olivo, a San Calogero di Vibo, alla stessa Marlane di Praia. Pensiamo al silenzio tombale sulle navi dei veleni ed all’inutile sacrificio del comandante Natale de Grazia. In Calabria esiste un forte legame fra politica, settori della magistratura, ‘ndrangheta e massoneria che rende inutili tutti gli sforzi che cittadini onesti fanno per pulire dal marcio l’intera regione. Qui tutto è tossico.
CM: Che fine ha fatto la Marlane di Praia? Esiste ancora?
FC: La Marlane è stata chiusa perché è convenuto a Marzotto a spostarla in paesi dell’est, dove la manodopera costa molto meno e dove ancora sono attivi finanziamenti sia da parte della Comunità Europea che delle stesse nazioni.
Famiglie distrutte, persone umiliate ed alla fine, la fabbrica chiude e il del lavoro rimane un miraggio, a differenza dei tumori che sono maledettamente reali.
Claudio Metallo