Quando la storia si svolge sullo sfondo di un parco
martedì 20 dicembre 2011
Maryon Park, dove Antonioni ha girato alcune sequenze-cardine del suo affascinante e misterioso film “Blowup” del 1966, è un parco che si trova a Charlton, nella zona est di Londra. Lo scorso ottobre ci sono stato, col mio amico musicista londinese Richard Causton ( autore, fra l’altro, di un brano musicale interessantissimo, “The persistence of memory”) che mi ha fatto da cicerone. E in effetti le tracce della memoria sono alla base di questo mio articolo perchè, prima di tutto, sono ormai passati 16/17 anni da quando ho visto “Blowup” per la prima volta, su VHS, in un’aula multimediale dell’università IULM di Milano, dove mi sono laureato in Lingue e Letterature Straniere. E sono rimasto a dir poco folgorato per come la pellicola fosse in grado di rappresentare un’epoca e una città ben precise (gli anni Sessanta della Swinging London), ma anche, e questo è tipico di Antonioni, di dilatare, di rarefare il discorso, di confondere e meravigliare lo spettatore.
Chi è la bellissima ragazza di nome Jane (interpretata da Vanessa Redgrave), che si accompagna a un anonimo e distinto signore, nel parco Maryon di Londra? E perchè, quando si accorge di essere stata fotografata da Thomas (il protagonista del film), gli chiede di darle subito il rullino? Thomas, ormai incuriosito dal turbamento della giovane, decide di sviluppare nel suo laboratorio di fotografia (si occupa, infatti, di foto di moda e inoltre porta aanti un reportage che ritrae la vita degli occupanti di un dormitorio del degradato East End londinese) il rullino conteso.
Scoprirà di avere involontariamente cristallizzato l’immagine di un cadavere (l’uomo che era con Jane). Quest’ultima scopre dove vive Thomas e riesce comunque a sottrargli le prove che la incastrano. Ma tutto questo è successo veramente? Thomas si rende conto, gradualmente, che nella società abulica e superficiale in cui vive (celebre a proposito la sequenza che lo riprende mentre scatta foto alla annoiata modella Veruschka e poi ad altre avvenenti indossatrici – tra cui Jill Kennington e Rosaleen Murray -che, secondo lui, stanno dormendo) tutte le sue certezze e la sua determinazione a trovare la verità, scompaiono. Il film si chiude col protagonista (l’attore David Hemmings) che segue una finta partita di tennis (giocata rigorosamente senza pallina) messa su da un gruppo di mimi con la faccia dipinta, ed è proprio su quel campo da tennis (che ho trovato con la porta aperta, quasi ad invitare i visitatori ad entrare in un mondo “altro”) che ho messo piede insieme a Richard, con una sensazione di inquietante rilassatezza e di oblio tranquillo della ambigua realtà che impregna di sè un parco londinese di periferia dai toni pastosi, morbidi, rassicuranti.
Vincenzo Di Cecca