Stay hungry. Stay foolish: Siate affamati. Siate folli!
martedì 6 dicembre 2011
Steve Jobs, il genio incurabile. Un genio infatti, un innovatore, un ideatore, un “guru”, uno showman, un comunicatore, un uomo originale che nel 2005 dedicò il suo pensiero ai neolaureandi dell’università di Stanford nell’unica occasione in cui egli stesso dice di essersi maggiormente avvicinato al conferimento di un titolo accademico. Jobs, lo ricordiamo, non si è mai laureato. Abbandonò gli studi dopo il primo semestre in cerca di fortuna. Un creatore di sogni, oltre che di applicazioni. Padre di iPod, il lettore multimediale più venduto al mondo, iPhone, lo smartphone che nei primi giorni di vendita conquistò il 19% del mercato con 4 milioni di unità vendute ponendo la Apple al primo posto come azienda produttrice di cellulari negli Stati Uniti, e infine iPad il tablet targato Apple. Strumenti divenuti di uso comune che si sono “imposti” nella nostra quotidianità rivoluzionando anche la vendita dell’era digitale attraverso la creazione degli “Apple Store” i giganti della distribuzione. Oggi diviene icona tutto ciò che rientra nel suo “tink different”. Nel discorso Jobs racconta con estrema umiltà agli studenti ipnotizzati dal solo suono della sua voce, di quante difficoltà abbia dovuto superare nella sua vita. A 17 anni approda al college, investendo tutti i risparmi dei genitori per l’ammissione ai corsi. Ben presto si rese conto però, che quella non era la sua strada, in quello che faceva non vi era nulla che lo appassionasse veramente. Da qui la decisone di abbandonare gli studi e di andare a lavorare. Continua parlando del periodo più buio della sua vita quello che lo vide licenziato dall’azienda che lui stesso aveva creato, nonostante tutto ebbe lo spirito combattente di chi cade e sa rialzarsi. A dimostrazione di come anche da una sconfitta (apparente) si può uscire vincitori. E poi la prova più difficile: la scoperta di un tumore al pancreas nel 2003 che lo condurrà alla morte 8 anni più tardi, privando Apple del suo inestimabile ed ineguagliabile talento, e lasciando il mondo senza la sua filosofia di vita e senza la sua visione dell’essere, che nell’ultimo decennio ha costituito una sorta di “religione”. Jobs parla agli studenti con la consapevolezza della malattia, ma con la speranza di potercela ancora fare. “Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere (…). “Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore …” Il discorso termina con la citazione di una pubblicazione definita dallo stesso “splendida” tratta dal The whole Earth catalog, che definisce come una Bibbia della sua generazione: “Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nella quarta di copertina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino…Sotto, le seguenti parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era il loro addio, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi. Stay hungry. Stay foolish! E adesso? Nella nostra realtà priva di punti di riferimento e di miti esiste un erede di Steve Jobs? Orfana del suo estro e del suo intuito quale sarà il prossimo colpo di scena della Apple? Una volta terminate tutte le commemorazioni formali del caso, quanto faremo nostre le sue idee? Quanto saremo affamati e folli?
Anna Franca Veltri