UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO SOSTENIBILE PER DARE UN FUTURO ALL’ITALIA

martedì 6 dicembre 2011

Rossano – L’Italia è nell’occhio del ciclone. Una situazione da tempesta perfetta: la più grave crisi economica e finanziaria del dopoguerra; tensioni sociali destinate a crescere; un governo paralizzato che sopravvive a se stesso; e una paurosa delegittimazione della rappresentanza politica, con una perdita di credibilità dei partiti che non ha precedenti. L’Italia è nell’occhio del ciclone. Non è la fine del mondo: ma la fine di un mondo, questo sì. Un passaggio d’epoca segnato da profondi mutamenti geopolitici: chi avrebbe immaginato che un giorno la Cina avrebbe detto agli Usa “ comportati bene, perché buona parte del tuo debito è nelle mie mani”? e chi avrebbe immaginato la primavera araba? E’ un passaggio d’epoca segnato da una crisi economica e finanziaria che colpisce soprattutto Europa ed Usa. Nel 2008 esplose il debito privato – delle banche in particolare – ed intervennero massicciamente i Governi per salvarle, indebitandosi a loro volta ancora di più. Tre anni dopo la crisi finanziaria si è trasferita sui bilanci pubblici. Con un rischio default che si scarica sugli Stati. Mentre l’economia è ferma e si profila una nuova recessione. Siamo di fronte alla crisi di un modello di sviluppo caratterizzato non solo dalla finanziarizzazione esasperata dell’economia e dalla deregolazione neoliberista, ma anche da una crescente e folle spirale basata sull’indebitamento. Indebitamento finanziario ma anche, al tempo stesso, indebitamento ambientale. Il 27 settembre è stato l’Earth overshoot day: l’umanità ha già consumato l’insieme delle risorse riproducibili disponibili, da lì al 31 dicembre si va a debito. Immaginate se qualcuno dicesse: visto che mettiamo in Costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio, perché non aggiungiamo anche l’obbligo di pareggio di bilancio ambientale? Apriti cielo. Ma sarebbe insensato? Quanto è cresciuta, ad oggi, la green economy? Siamo di fronte ad un curioso paradosso. Nel 2008, a crisi appena esplosa, il tema della green economy come chiave per uscire dalle due grandi crisi, quella economica e quella climatica, era tra i temi centrali nel dibattito pubblico e nell’azione di molti governi, da Obama alla Merkel, fino a Sarkosy. Oggi, rispetto a tre anni fa la green economy è sicuramente cresciuta: è cresciuta nel mondo ed è cresciuta in Italia. La rivoluzione energetica sta prendendo sempre più corpo, con un peso crescente delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, e Fukushima ha segnato una svolta sul ruolo del nucleare. Vediamo cambiamenti anche negli stili di vita e nei consumi, e non solo per effetto del minor reddito disponibile ma anche per l’affermarsi di nuovi valori: sobrietà, qualità dei consumi, riduzione degli sprechi. Nonostante tutto ciò – ecco il paradosso – il tema della green economy come via di uscita dalla crisi sembra oggi meno centrale nell’azione dei governi: Obama è costretto a frenare sulla legislazione ambientale, Sarkosy ha lasciato cadere le suggestione della Grenelle, e così via. Questo paradosso suggerisce anche una riflessione sulla crisi della politica. Qualcuno, in modo crudo ma non lontano dal vero, ha scritto: ormai la realtà è che i mercati finanziari governano, i tecnici amministrano, e i politici fanno i talk show in TV. C’è un impressionante debolezza della politica. Una debolezza che ha sicuramente cause oggettive: la politica è rimasta dentro i confini degli Stati nazionali, mentre l’economia e la finanza hanno dimensioni globali. Ma poi, forse, ci sono anche ragioni per così dire soggettive: leadership deboli, prigioniere della ricerca di consenso immediato, esposte a populismi (di destra e di sinistra), schiacciate solo sulla dimensione economica (ma non si vive di sola economia!), povere di immaginazione e di visione del futuro proprio mentre, con tutte le culture politiche novecentesche ormai “scariche”, ci sarebbe un immenso bisogno di indicare nuovi orizzonti di civilizzazione. Proprio in questi giorni anche l’OCSE ha scritto, nel rapporto per i suoi 50 anni:” la crescita economica è importante, ma il cuore dell’azione politica deve essere il benessere dei cittadini. E il benessere si misura su 3 pilastri: condizioni di vita materiali, qualità della vita, sostenibilità.” Noi abbiamo chiaro qual è la rotta giusta per lo sviluppo umano. L’appuntamento di Rio + 20, nel 2012, sarà cruciale per rimettere al centro del dibattito politico globale questi temi. Uscire dalla crisi, e ricostruire l’Italia sulle macerie materiali e morali del berlusconismo, sarà come scalare l’Everest. Due pre-condizioni sono essenziali. Primo, sapere che la dimensione europea è fondamentale: bisogna costruire una piattaforma dei progressisti europei, in modo che i temi dell’ambiente e dell’economia ecologica siano sempre più centrali in questo contesto. Secondo, essere pienamente consapevoli sia della gravità della situazione italiana che, al tempo stesso, delle potenzialità del nostro paese. L’Italia ha straordinarie potenzialità. Può farcela se guarda al futuro. Può farcela se promuove l’innovazione e la qualità come leva per la propria economia, per creare lavoro qualificato e non precario, per dare competitività alle imprese ed ai sistemi economici territoriali ( perseguendo una “via italiana alla green economy”, che intrecci la nuova rivoluzione industriale delle tecnologie pulite e dell’economia ecologica con la “soft economy”, con il patrimonio di civiltà e di bellezza del paese). Può farcela se favorisce e promuove l’evoluzione verso una “green society”, incoraggia stili di vita e di consumo sobri ed intelligenti, investe sui beni comuni. Può farcela se si opera per una redistribuzione del reddito ed una riduzione delle disuguaglianze riformando al tempo stesso con coraggio il sistema di welfare per dare più opportunità ai giovani. Può farcela se si fanno pagare le tasse agli evasori e si riforma il sistema fiscale per garantire equità nel prelievo; se si tassano di più rendite e patrimoni, consumi di energia e di risorse ambientali, per tassare di meno lavoro e produzione; se si usa la leva fiscale per incentivare produzioni e consumi ecologicamente virtuosi. Può farcela se si ricostruisce lo Stato, ed il senso dello Stato; se la politica ritrova uno spessore culturale, etico e ideale; se si rafforzano le ragioni dell’unità nazionale, la coesione sociale, il senso civico. Possiamo farcela se abbiamo in testa un’idea di futuro desiderabile, se quell’idea sappiamo raccontarla, se attorno a quell’idea si riaccendono le migliori energie vitali della società italiana. (riflessioni di Vigni)

Francesco Madeo

 

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