UN PARCHEGGIO PER MIRAGGIO

martedì 20 dicembre 2011

“Un parcheggio, un parcheggio… C’è posto? Forse avanti, no… Porca miseria! Non si trova mai un parcheggio, fanno tanti lavori ma mai un vero parcheggio. Possibile che non ci sia un parcheggio…? Roba da matti… Scusi è libero? Sta uscendo? Ah… Grazie lo stesso. Un parcheggio, un parcheggio dannazione! Il mio regno per un parcheggio!!!”.

No, non è il Riccardo III di shakespeareiana memoria a parlare e imprecare, ma un potenziale automobilista medio in cerca di un “buchetto accogliente”, ove posteggiare il proprio irrinunciabile, mostruoso, macchinone: insomma, uno di quelli che per guidare un monolocale su quattro ruote, a fine giornata si porta a casa un fegato che obiettivamente non sfigurerebbe al confronto con una zampogna. Eh, ma c’è poco da scherzare penserà qualcuno. Già, questa è una cosa seria, anzi serissima: l’automobilista moderno è brutalmente colpito dallo stress. Infatti se prima era solo la città ad essere concettualmente accostata alla giungla (Bingo Bongo docet), da un po’ di tempo a questa parte anche le cittadine e i paesi (vedi un po’ qui intorno) sono divenuti più caotici e feroci: sempre più veicoli a due e quattro ruote, deciso incremento dell’indisciplina stradale (poiché l’automobilista moderno và sempre di fretta o è sempre in ritardo), percorsi e segnaletiche stradali discutibili o approssimativi.

Di certo, una costante per i proprietari di automobili di grandi dimensioni è la difficoltà nel riuscire a trovare un posto utile per posteggiare la propria vettura. Sorge spontaneo domandarsi: ma in giro ci sono pochi parcheggi oppure ci sono troppe macchine (e per lo più grosse)? Rispondere non è semplice, o meglio, non è affatto facile individuare precisamente la causa maggiore di questo ormai quotidiano caos urbano, però credo non vi sia dubbio alcuno riguardo allo squilibrio proporzionale che intercorre tra la quantità di automobili (e altri veicoli) presenti su un qualsivoglia territorio (della nostra penisola, della nostra zona, della nostra regione) e il numero di parcheggi, a pagamento e non, disponibili.

Dal punto di vista del nostro potenziale automobilista, le possibilità di posteggio sono ridotte ai minimi termini ed urbanisticamente i lavori dovrebbero prevedere sempre (e solo?) qualche nuova area di sosta, ma francamente credo che ormai la media di veicoli per famiglia sia divenuta esagerata. E spesso si arriva anche ad ostentare uno stile di vita nettamente al di sopra delle proprie possibilità: spesso le “macchinone” non rispecchiano per niente il profilo socio-economico dei loro possessori, rasentando, in certi casi, persino il grottesco. Eppure nel nostro beneamato paese (meglio ancora nella nostra beneamata regione) le cose non girano per il verso giusto, infatti dire di essere immersi nella crisi, soprattutto in questi giorni, non è affatto una forma di terrorismo psicologico (basti pensare al “simpatico” acronimo europeo “PIIGS”, composto dalle iniziali dei paesi indebitati, che comprende anche la nostra cara Italia). Già, bisogna fare i conti con la crisi, però guai ad utilizzare come criterio di valutazione le spese fatte in campo di “motori”, benessere e bellezza, settori che non subiscono flessioni, neanche in un momento storico-economico delicato come quello che stiamo vivendo oggi, altrimenti passeremmo di sicuro per una sorta di paradiso finanziario. Ciò che si presenta in superficie non è che un frutto di quel rovesciamento del rapporto tra essere e apparire, che vede il netto primato del secondo sul primo e che trova nell’automobile un “efficace” simbolo di affermazione sociale, la cui potenza, oserei dire, ha del primordiale. Quanti effettivamente comprano una macchina che abbia delle funzioni adatte e soddisfacenti per le proprie (vere) esigenze? Quante famiglie possiedono un numero di veicoli pari ai bisogni dei suoi componenti?

Siamo immersi nella crisi e sommersi dai motori. Automobilista moderno, che non si viva col miraggio di un parcheggio, ciò che di nuovo urge, davvero, è un paio d’occhi mediante cui vedere il mondo, la vita, l’essere umano e la sua comunità. Basterebbe quantomeno una nuova prospettiva, per godere appieno della bellezza dell’Essere.

E poi, i SUV nei centri storici e nelle borgate medievali, sono davvero un pugno nello stomaco.

 

Emanuele Gravina

 

Altri post interessanti:

  • No related posts found

Lascia un Commento